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Come ha fatto… Siemens?

27-02-2026 08:59

GIR

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Come ha fatto… Siemens?

Come Siemens è diventata un colosso globale trasformando innovazione, visione e organizzazione in vantaggio competitivo replicabile

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Esistono aziende che cavalcano il cambiamento.
E poi esistono aziende che, silenziosamente, costruiscono il cambiamento mentre gli altri cercano ancora di capirlo.

Siemens appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Perché mentre il mondo discuteva di rivoluzione industriale, elettrificazione, automazione, digitalizzazione, smart city o intelligenza artificiale… Siemens era già lì. Non a commentare. A progettare.

E questa è la prima cosa che un imprenditore deve capire: Siemens non è diventata gigante perché ha avuto un’idea geniale una volta nella vita. È diventata ciò che è oggi perché ha imparato a reinventarsi senza perdere continuità.

Un equilibrio rarissimo.

 

Il successo che nasce prima del mercato

La storia inizia nel 1847 con Werner von Siemens, ingegnere, inventore e — cosa ancora più importante — imprenditore con una visione quasi ossessiva del futuro.

Quando Siemens iniziò, l’elettricità non era un mercato.
Era un esperimento.

Questo dettaglio cambia tutto.

Molti imprenditori aspettano che il mercato sia chiaro prima di investire. Siemens ha fatto l’opposto: ha costruito competenze prima che esistesse la domanda.

È una dinamica che ritroviamo costantemente nelle aziende longeve: non inseguono opportunità evidenti, ma preparano il terreno per quelle future.

Pensateci un attimo.

Quando nasce la ferrovia moderna, Siemens è coinvolta.
Quando arriva l’elettrificazione urbana, Siemens è presente.
Quando l’industria diventa automatizzata, Siemens guida.
Quando il mondo parla di digital twin e industria 4.0… indovinate chi c’è?

Non è fortuna.
È metodo.

 

Il vero vantaggio competitivo: stare dietro le quinte

A differenza di brand consumer famosi, Siemens raramente è protagonista nella percezione del grande pubblico.

Eppure gran parte delle infrastrutture che fanno funzionare il mondo moderno passa dai suoi sistemi.

Energia.
Trasporti.
Industria.
Sanità.
Automazione.

Siemens ha scelto una strategia controintuitiva: non competere per visibilità, ma per indispensabilità.

Molte aziende vogliono essere amate.
Siemens ha scelto di essere necessaria.

Ed è una distinzione enorme.

Un’azienda amata può essere sostituita.
Un’azienda integrata nei processi critici diventa difficilmente eliminabile.

Questo è uno degli insegnamenti più pragmatici per qualsiasi imprenditore: il vero obiettivo non è vendere una volta, ma diventare parte del funzionamento quotidiano del cliente.

 

La trasformazione continua (senza crisi esistenziale)

Se guardiamo Siemens negli ultimi 170 anni, vediamo una sequenza impressionante di trasformazioni.

Telecomunicazioni.
Energia.
Automazione industriale.
Software industriale.
Digitalizzazione.

Molte aziende vivono il cambiamento come trauma. Siemens lo vive come routine.

Perché?

Perché non si definisce mai attraverso ciò che vende oggi.

Si definisce attraverso il problema che risolve: migliorare efficienza, produttività e infrastrutture tecnologiche.

Questo permette una libertà strategica enorme.

Quando un settore rallenta, Siemens non difende il passato.
Ridisegna il futuro.

Quante aziende invece restano bloccate perché troppo legate al proprio modello storico?

 

L’ossessione per il lungo periodo

Qui troviamo forse l’insegnamento più difficile da accettare.

Siemens prende decisioni che spesso non producono risultati immediati.

Investimenti infrastrutturali, ricerca tecnologica, sviluppo software industriale: tutto richiede anni prima di generare ritorni concreti.

Nel frattempo il mercato chiede margini trimestrali.

Eppure Siemens continua.

Questo approccio richiede una mentalità imprenditoriale rara: accettare che la vera crescita non sia lineare né immediata.

Le aziende fragili cercano ottimizzazione.
Quelle solide costruiscono capacità future.

 

Tecnologia + organizzazione: la combinazione invisibile

Molti attribuiscono il successo Siemens alla tecnologia.

Errore.

La tecnologia senza organizzazione è caos costoso.

Siemens ha investito enormemente nella capacità interna di coordinare competenze diverse: ingegneri, software developer, project manager, specialisti energetici.

Ha trasformato la complessità in sistema.

E qui emerge un punto fondamentale: crescere significa imparare a gestire complessità crescente senza perdere efficienza.

Molti imprenditori evitano la complessità.
Siemens la progetta.

 

Le azioni pratiche (quelle vere)

La grande forza di Siemens non sta nell’essere un colosso tecnologico. Sta nell’aver costruito un modo di pensare imprenditoriale che funziona indipendentemente dalle dimensioni aziendali.

Ed è qui che molti fanno un errore di prospettiva: osservano aziende come Siemens e pensano automaticamente “sì, ma loro sono multinazionali”.
In realtà il loro vantaggio nasce da comportamenti organizzativi che possono iniziare anche in un’azienda di cinque persone.

Il primo intervento concreto riguarda il modo in cui l’azienda si inserisce nel business del cliente. Siemens non vende semplicemente soluzioni: entra nei processi operativi critici. Questo significa che la sua presenza diventa strutturale, non occasionale.

Un imprenditore può applicare subito questa logica ponendosi una domanda molto pragmatica: il cliente può tranquillamente fare a meno di me per sei mesi?
Se la risposta è sì, il modello è ancora transazionale.

L’azione operativa consiste nel trasformare ogni vendita in relazione continuativa. Non serve reinventare il business: spesso basta aggiungere livelli di servizio che accompagnino il cliente nel tempo. Monitoraggi periodici, analisi delle performance, controlli programmati, aggiornamenti o consulenze ricorrenti. Quando il tuo lavoro contribuisce alla continuità operativa del cliente, smetti di essere un fornitore e diventi infrastruttura.

La seconda azione riguarda la preparazione anticipata al cambiamento. Siemens investe sistematicamente prima che il mercato renda inevitabile il cambiamento. Nelle PMI, invece, l’innovazione arriva quasi sempre come reazione alla crisi.

Applicazione immediata: dedicare tempo fisso all’esplorazione del futuro del proprio settore. Non parliamo di convegni motivazionali, ma di osservazione concreta dei segnali deboli: nuove tecnologie, cambiamenti normativi, comportamenti emergenti dei clienti. Anche due ore al mese dedicate a questo esercizio cambiano radicalmente la capacità decisionale nel medio periodo.

Un imprenditore che capisce prima dove sta andando il mercato prende decisioni meno costose e meno urgenti.

Poi esiste un’azione spesso sottovalutata ma centrale nel modello Siemens: costruire competenze interne strategiche. Molte aziende crescono delegando all’esterno funzioni chiave — marketing, dati, tecnologia, processi — diventando dipendenti da fornitori.

Siemens mantiene internamente le competenze che determinano il futuro aziendale.

Traduzione pratica: identifica quali conoscenze generano realmente vantaggio competitivo nella tua azienda e inizia progressivamente a renderle patrimonio interno. Può significare formare persone, documentare processi o sviluppare strumenti proprietari. Ogni competenza trattenuta aumenta autonomia strategica.

Un’altra azione immediata riguarda la gestione della complessità. Quando un’azienda cresce, aumenta inevitabilmente il disordine: più clienti, più richieste, più variabili.

Molti imprenditori combattono la complessità lavorando di più. Siemens la gestisce progettando sistemi.

Questo significa standardizzare ciò che si ripete. Procedure commerciali, onboarding clienti, gestione preventivi, flussi decisionali: tutto ciò che accade frequentemente dovrebbe essere codificato. Non per burocratizzare l’azienda, ma per liberare energia mentale sulle decisioni realmente strategiche.

La crescita sostenibile nasce sempre dalla riduzione del caos operativo.

Un passaggio cruciale riguarda poi il tempo decisionale. Siemens prende decisioni pensando a cicli industriali lunghi. Le PMI spesso decidono guardando esclusivamente il mese successivo.

Un imprenditore può introdurre subito questa disciplina creando due livelli decisionali distinti: uno per il breve termine e uno dedicato esclusivamente al futuro aziendale. Ogni investimento, assunzione o scelta tecnologica dovrebbe essere valutata anche con una domanda semplice: questa decisione renderà l’azienda più forte tra tre anni?

Infine, forse l’azione più trasformativa di tutte: smettere di costruire un’azienda centrata sull’imprenditore.

Siemens non dipende da una singola figura perché ha costruito metodo, cultura e responsabilità distribuita. Ogni imprenditore può iniziare riducendo la dipendenza personale nelle attività quotidiane. Documentare decisioni ricorrenti, chiarire ruoli, rendere replicabili le operazioni.

All’inizio sembra rallentare.
Nel medio periodo accelera tutto.

Ed è qui che emerge l’insegnamento più profondo.

Siemens non cresce perché prende sempre decisioni perfette.
Cresce perché ha costruito un’organizzazione capace di adattarsi continuamente senza perdere stabilità.

Le azioni pratiche, quindi, non servono a imitare una multinazionale. Servono a fare qualcosa di molto più intelligente: trasformare la propria azienda da struttura reattiva a sistema evolutivo.

La domanda finale non è quanto grande possa diventare la tua impresa.

Ma quanto bene sarà preparata quando il tuo mercato cambierà — inevitabilmente — ancora una volta.

 

Il vero insegnamento Siemens

Il successo di Siemens non deriva da un singolo prodotto iconico o da una moda tecnologica.

Deriva dalla capacità di restare utile mentre il mondo cambia.

E questa è forse la lezione più potente per qualsiasi imprenditore moderno.

Non serve prevedere il futuro.
Serve costruire un’azienda abbastanza flessibile da attraversarlo.

Perché alla fine il vantaggio competitivo più grande non è essere i primi.

È essere ancora fondamentali… quando tutti gli altri hanno già dovuto reinventarsi.