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Come è cambiato l’algoritmo di Facebook e cosa devono fare le aziende per ottenere risultati

23-04-2025 07:43

GIR

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Come è cambiato l’algoritmo di Facebook e cosa devono fare le aziende per ottenere risultati

Scopri come il nuovo algoritmo di Facebook ha rivoluzionato l’advertising e quali strategie adottare: segmentazione avanzata, focus sull’incrementalità e o

Negli ultimi mesi, molte aziende e professionisti hanno notato un drastico calo nelle performance delle campagne pubblicitarie su Facebook. Le metriche che una volta garantivano conversioni e visibilità sembrano non funzionare più con la stessa efficacia. Non si tratta solo di fluttuazioni di mercato o di stagionalità: Facebook ha modificato in modo significativo il funzionamento del suo algoritmo, soprattutto nell’ambito europeo.

In questo articolo analizziamo in dettaglio cosa è cambiato nell’algoritmo di Facebook e, soprattutto, come devono muoversi oggi le imprese per continuare a ottenere risultati reali.


L’algoritmo di Facebook: un’evoluzione necessaria

L’ algoritmo di Facebook ha sempre avuto lo scopo di massimizzare l’engagement degli utenti mostrando contenuti pertinenti, ma dal 2024 ha subito alcune trasformazioni radicali:

1. Focus su interazioni “significative”

Non basta più generare like: l’algoritmo oggi premia i post che generano commenti autentici, condivisioni e salvataggi. L’obiettivo è creare una rete di contenuti che stimoli dialogo reale tra gli utenti, piuttosto che semplici reazioni passive.

2. Intelligenza Artificiale sempre più centrale

Meta ha integrato sistemi avanzati di Machine Learning e IA per anticipare con più precisione cosa interessa davvero a ogni utente. Questo significa che i contenuti che non riescono a “colpire nel segno” nei primi istanti vengono rapidamente penalizzati.

3. Restrizioni sull’advertising personalizzato in Europa

A seguito del Digital Markets Act e del rafforzamento del GDPR, gli utenti europei possono ora scegliere di visualizzare annunci “non personalizzati”. Questo comporta una drastica riduzione dei dati disponibili per i professionisti del marketing, rendendo più difficile il targeting basato su interessi, comportamenti e cronologia di navigazione.

4. Finestra di attribuzione ridotta

Le conversioni vengono ora tracciate solo entro 7 giorni dal clic o dalla visualizzazione, mentre prima era possibile monitorare anche azioni compiute fino a 28 giorni dopo. Questo accorcia il ciclo utile di attribuzione, penalizzando prodotti o servizi che richiedono riflessione o trattativa.

5. Contenuti cronologici su richiesta

In UE è ora possibile, per ogni utente, disattivare il feed personalizzato e ordinare i contenuti in modo cronologico. Questo riduce notevolmente la visibilità organica, dato che i contenuti sponsorizzati non vengono più “spinti” in base alla rilevanza stimata.


Cosa significa tutto questo per le aziende?

Il messaggio è chiaro: le strategie di marketing statiche e datate non funzionano più. Le aziende devono rivedere radicalmente il modo in cui pensano, pianificano e attivano le proprie campagne. Il focus si sposta da un approccio basato sul volume a uno basato sulla qualità e autenticità delle interazioni.


Le nuove strategie da adottare nel 2025 per l’advertising su Facebook

1. Investi nei contenuti che generano conversazioni reali

Facebook privilegia i contenuti che stimolano il dialogo. Crea post che pongano domande, raccolgano opinioni, raccontino storie. Usa il formato video per spiegare e umanizzare il tuo brand.

Esempio: invece di pubblicare solo la foto di un prodotto, racconta chi lo ha progettato, qual è stato il problema che risolve, cosa dicono i clienti.


2. Utilizza contenuti generati dagli utenti (UGC)

L’autenticità oggi batte la perfezione. Richiedi ai tuoi clienti di condividere la loro esperienza con il tuo prodotto o servizio, magari in cambio di un piccolo incentivo o riconoscimento.

I video spontanei degli utenti ottengono una media di engagement 4-6 volte superiore ai contenuti corporate.


3. Segmentazione basata su Lookalike Audiences avanzate: la nuova frontiera dell’advertising su Facebook

Cos’erano i Lookalike “tradizionali”?

I Lookalike Audiences, o "pubblici simili", sono una funzionalità di Meta Ads che consente di raggiungere nuovi utentiche hanno caratteristiche simili a quelle del tuo pubblico esistente.

Il meccanismo classico funziona così:

  • Usi una Custom Audience di partenza (ad esempio: acquirenti recenti, iscritti alla newsletter, visitatori del sito).

  • Facebook analizza caratteristiche comuni di questi utenti (età, interessi, comportamenti).

  • L’algoritmo crea un pubblico nuovo e simile, con utenti che non ti conoscono ancora, ma hanno un alto potenziale di conversione.

Cosa è cambiato con il nuovo algoritmo?

L'aggiornamento dell'algoritmo di Facebook ha introdotto un comportamento più basato su segnali di engagement e contenuto, penalizzando la precisione del tracciamento individuale (a causa di privacy, iOS 14+, cookie block, ecc.).

Di conseguenza:

  • Le Custom Audience si sono ristrette e impoverite.

  • I Lookalike standard, basati su dati poco aggiornati, sono diventati meno performanti.

  • L’approccio “una lookalike e via” non basta più.

Entra in gioco la segmentazione avanzata con Lookalike dinamiche

Nel nuovo contesto, è fondamentale lavorare in modo strategico e raffinato con le Lookalike Audiences. Ecco come fare:

Scegli una sorgente di qualità “incrementale”

Non basta più usare un semplice elenco clienti: crea Custom Audience molto qualificate, ad esempio:

  • Utenti che hanno completato acquisti ripetuti

  • Chi ha interagito con contenuti di valore (es. ha guardato il 95% di un video esplicativo)

  • Clienti con AOV (ordine medio) più alto

  • Prospect che hanno compilato un form qualificante

Questi utenti sono segnali di alto valore, ideali per costruire lookalike performanti.

Segmenta per funnel: crea Lookalike per ogni fase

  • Top of Funnel (ToFu): lookalike da traffico freddo con interazioni (es. utenti che hanno cliccato annunci video o visitato articoli informativi)

  • Middle of Funnel (MoFu): lookalike da utenti che hanno aggiunto al carrello, visto la pagina “Prezzi” o si sono iscritti a un webinar

  • Bottom of Funnel (BoFu): lookalike da clienti recenti ad alta frequenza o lifetime value

Questo approccio consente di creare messaggi personalizzati per ogni fase del percorso di acquisto, aumentando la pertinenza e riducendo il costo per conversione.

Usa diverse percentuali di similarità

Facebook ti consente di scegliere la “distanza” tra la tua audience di origine e il pubblico simile:

  • 1% Lookalike → utenti più simili (alta qualità, meno scala)

  • 3% – 5% → buon compromesso tra reach e qualità

  • 10% → grande volume, ma più freddo → da usare con creatività più “educativa”

Un’ottima strategia è testare gruppi con percentuali diverse e vedere quali performano meglio in base all’obiettivo.

Combina Lookalike con segmenti per comportamento

Puoi usare intersezioni per aumentare la qualità, ad esempio:

Lookalike 1% di acquirenti abituali + utenti con interesse in “prodotti sostenibili”

Questo si ottiene utilizzando l’opzione di “Narrow Audience” nel pannello di Facebook Ads, filtrando il pubblico simile con interessi o comportamenti aggiuntivi.

Aggiorna le Lookalike ogni 30 giorni

La freschezza dei dati è tutto. Se la tua sorgente è statica (es. clienti da 6 mesi fa), anche la Lookalike sarà “vecchia”.

Per questo:

  • Automatizza l’aggiornamento della Custom Audience (es. tramite CRM o pixel)

  • Ricostruisci periodicamente le Lookalike basate su dati attuali e coerenti con i tuoi obiettivi

Risultato: Lookalike che funzionano (davvero)

In un contesto in cui gli algoritmi sono sempre più “black box”, la chiave è nutrire Meta con dati di altissima qualità. Le Lookalike Audiences avanzate ti permettono di:

  • Espandere il tuo pubblico senza perdere rilevanza

  • Mantenere performance alte anche con budget contenuti

  • Ridurre il costo per lead e costo per vendita

  • Aumentare la probabilità di conversione grazie a segmentazione più intelligente

Le campagne su pubblici “simili” performano fino al +25% rispetto ai targeting standard, soprattutto se basate su clienti ad alta frequenza o lifetime value.


4. Sperimenta nuovi formati: Live Video e Stories

I contenuti in diretta e le Stories mantengono ancora alta priorità nell’algoritmo. Facebook spinge in particolare i contenuti interattivi e temporanei, come sondaggi, Q&A o dimostrazioni dal vivo.

I video live generano un tempo medio di visione 6 volte maggiore rispetto ai video normali.


5. Cambia l’approccio alla misurazione: non solo ROI, ma “Incrementalità”

Perché il ROI non basta più

Tradizionalmente, le aziende hanno valutato il successo delle campagne Facebook (e più in generale delle attività di digital marketing) con un indicatore chiave: il ROI (Return On Investment). Questo parametro misura il rapporto tra il costo della campagna e il valore generato in vendite dirette.

Tuttavia, oggi questo approccio non è più sufficiente per fotografare la reale efficacia di una campagna. Le modifiche all’algoritmo e la perdita di tracciamento dovuta a:

  • nuove regolamentazioni sulla privacy (GDPR, DMA)

  • scarsa disponibilità dei dati di terze parti

  • riduzione delle finestre di attribuzione

hanno reso il ROI meno affidabile e più parziale. Molti effetti delle campagne si manifestano indirettamente o in modo diluito nel tempo, e il ROI classico non riesce a rilevarli.

Cos’è l’incrementalità e perché è la metrica chiave nel 2025

L’incrementalità misura l’effetto netto e aggiuntivo che una campagna ha generato rispetto a ciò che sarebbe accaduto comunque, anche senza quella campagna.

In pratica, ti consente di capire:

“Quante vendite in più ho davvero ottenuto grazie a questa campagna?”

È una metrica più veritiera, perché isola l’impatto reale dell’advertising, eliminando i “rumori di fondo” (clienti abituali, visite organiche, vendite da altri canali).

Come si misura l’incrementalità?

Puoi misurare l’incrementalità con esperimenti strutturati, come:

1. Test A/B con gruppi di controllo

  • Si divide il pubblico target in due gruppi:

    • Gruppo A → vede la campagna

    • Gruppo B (controllo) → non vede la campagna

  • Dopo un periodo, si confrontano i risultati (vendite, iscrizioni, lead, ecc.)

Se il Gruppo A ha generato +30% di vendite rispetto al B, quella è la tua incrementalità.

2. Facebook Conversion Lift

È uno strumento nativo di Meta (richiede budget elevato) che ti aiuta a calcolare scientificamente l’impatto incrementale delle campagne, isolando le conversioni realmente attribuibili.

3. Analisi pre-post campagna con modelli statistici

In mancanza di un gruppo di controllo, è possibile usare strumenti di analisi predittiva (es. time-series analysis) per confrontare le performance prima e dopo la campagna, depurando i dati da fattori esterni.

Vantaggi del misurare l’incrementalità

  • Ti permette di capire se la pubblicità funziona davvero
  • Evita di sovrastimare il valore generato (es. clienti che avrebbero comprato comunque)
  • Migliora la qualità delle decisioni sul budget
  • Rafforza l’allineamento tra team marketing e direzione aziendale
  • È fondamentale per ottimizzare strategie in un mondo cookieless e privacy-first

Esempio pratico

Un e-commerce di cosmetici attiva una campagna da 5.000 € su Facebook.

  • Il ROI classico mostra un ritorno di 7.000 € → ottimo? Non proprio.

  • Usando un test di incrementalità, si scopre che 5.000 € sarebbero comunque arrivati da clienti abituali o da traffico organico.

  • L’effettivo valore incrementale è 2.000 € → solo il 40% del ritorno è “vero valore aggiunto”.

ROI + Incrementalità: la coppia vincente

Non si tratta di sostituire il ROI, ma di affiancarlo a metriche più evolute. L’obiettivo del marketing nel 2025 deve essere quello di:

  • Massimizzare il valore reale

  • Comprendere l’impatto complessivo

  • Allocare risorse in modo intelligente e sostenibile


6. Testa campagne “Non Personalizzate” in UE

Nonostante le limitazioni, è utile creare due versioni delle campagne: una per chi accetta annunci personalizzati e una per chi ha scelto l’opzione “non personalizzata”. Questo ti consente di ottimizzare anche i messaggi generici.

Risultato atteso: miglioramento del CTR e del costo per conversione anche in condizioni “restrittive”.


L’advertising su Facebook non è morto, ma si è evoluto

Le aziende che sapranno adattarsi velocemente a questo nuovo scenario, mettendo al centro contenuti autentici, comunità, strategia omnicanale e dati di prima parte, avranno ancora un vantaggio competitivo enorme.

Il 2025 non è l’anno per “tagliare i budget” ma per ottimizzare le strategie, differenziare gli approcci e lavorare su brand, valore e connessione umana.



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Le campagne su pubblici “simili” performano fino al +25% rispetto ai targeting standard, soprattutto se basate su clienti ad alta frequenza o lifetime value.